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Storia e curiosità sul Verano

Il cimitero comunale monumentale Campo Verano, meglio noto come Verano, è il più grande cimitero monumentale italiano; misura 83 ettari ed è il principale cimitero romano, situato nel Quartiere Tiburtino, vicino alla basilica di San Lorenzo.
Il nome “Verano” viene dall’antico campo della gens senatoria dei Verani ai tempi di Roma repubblicana.

Ormai attorno al verano si sono create innumerevoli agenzie funerarie come ad esempio Verano Servizi.

La storia antica

L’agro Verano è stato da sempre luogo di sepoltura, infatti oggi è possibile vedere al suo interno le catacombe di Santa Ciriaca e vi è, inoltre, la tomba di San Lorenzo, accanto alla quale sorsero la basilica e il convento.
Il primo passo per l’istituzione del cimitero come lo conosciamo oggi fu mosso da un progetto di Giuseppe Valadier, durante il regno di Napoleone, essendo stato varato l’editto di Saint Cloud, il quale prevedeva che la sepoltura dei defunti dovesse avvenire al di fuori delle mura cittadine.
Successivamente un nuovo progetto di Virginio Vespignani conferì al Verano un’organizzazione definitiva e fu ampliato con altri terreni e fu costruito in questo contesto l’ingresso con le quattro grandi statue che precedono un quadriportico.

La storia moderna

Anche Roma Capitale ha contribuito alla crescita del complesso, inglobando terreni espropriati; tale ampliamento si è fermato negli ’60, poiché entrò in funzione il Flaminio, l’altro grande cimitero romani.
Il 19/7/1943 vi fu il primo grande bombardamento di Roma che colpì anche il Verano: a subire danni furono il quadriportico, il Pincetto, il sacrario militare e il deposito comunale, oltre al crollo ben più importante delle mura di cinta alla destra dell’ingresso, che uccise alcune persone che vi avevano cercato riparo. Le tombe maggiormente colpite dalle bombe furono quella di Petrolini e quelle della famiglia Pacelli.

Le opere più importanti

Il Verano, con la sua storia secolare, conserva tra i defunti un considerevole patrimonio artistico, tanto da essere nati dei veri e propri itinerari per la visita del cimitero. Tra le più importanti ricordiamo:

  • la tomba della cantante lirica Claudia Muzio, su cui è stato fatto un bassorilievo di Pietro Canonica;
  • la tomba di Emilia Filonardi Lombardi, realizzata dal marito Giovanni Battista Lombardi, che la ritrae nel suo ultimo addio alla famiglia;
  • l’opera di Enrico Tadolini dedicata a un pilota morto molto giovane per la patria;
  • gli “angeli del dolore”, sculture di diversi artisti che si possono ammirare in giro per il cimitero.

 

Riti funebri in tempi antichi: un addio ‘gioioso’

Oggi giorno al solo pensiero delle parole morte e lutto un magone ci si stringe in gola. In genere la reazione psicologica è tutt’altro che felice ma può sembrare paradossale in passato il momento dell’addio veniva affrontato in maniera completamente differente.
In particolar modo quelle che erano le culture dell’Antica Roma e dell’Antica Grecia prevedevano in caso di morte feste dal sapore gioioso in modo tale da accompagnare il defunto in quella che potesse essere la sua ‘seconda’ vita.
Ma in cosa consistevano queste feste?

Il rito funebre nell’Antica Grecia

In base a quello che ci è pervenuto ad oggi dai poemi omerici, più nell’Iliade che nell’Odissea, il rito funebre greco prevedeva delle grandi e sfarzose feste dal sapore parecchio differenti dalle nostre.
Le salme dei defunti venivano poste su delle pire e, in seguito a quello che per l’epoca veniva definito un abbigliamento particolare, si dava inizio ai festeggiamenti con dei ‘sacrifici’ più o meno cruenti al fine di augurare il meglio a chi non era più tra i vivi.

Le antiche credenze greche, per quanto è possibile ricostruire ad oggi, credevano fermamente in una vita che andava oltre a quella terrena. A testimonianza di ciò, narrato nel Fedro di Platone, c’è il mito del carro e dell’auriga per molti conosciuto come il mito della biga alata.

Cercando di riassumere quelli che erano i principi ideologici di Platone, una volta esalato l’ultimo respiro terreno l’anima si distaccava dal corpo dentro il quale era rinchiuso e iniziava un lungo peregrinaggio che l’avrebbe portata, dopo un lungo viaggio, nell’Iperuranio.
Più un’anima riusciva a rimanere sul carro guidato dall’auriga più riusciva ad addentrarsi nel mondo dell’idee: così facendo l’anima si arricchiva di cultura e nel momento in cui cadeva dal carro, e quindi tornava sulla terra, si reincarnava in un filosofo o comunque soggetto di alto prestigio.
Le anima che purtroppo cadevano anticipatamente si reincarnavano in persone fondamentalmente ignoranti.

L’addio al mondo di oggi

Oggi il concetto della morte e del lutto è visto in maniera parecchio differente. L’addio è pur sempre un addio e il momento della separazione è sempre drastico e difficile da digerire. Affidarsi, comunque, a degli esperti del settore è sempre un bene e a tal proposito come agenzia funebre a Roma vi consigliamo di usufruire dei servizi offerti da Cattolica San Lorenzo che da anni offre ai loro clienti il massimo delle attenzioni e del rispetto. Caratteristiche rare da trovare oggi giorno.

 

Piazza Navona, uno dei primi stadi capitolini 

Piazza Navona, uno dei primi stadi capitolini

Spesso ci siamo imbattuti personalmente o per sentito dire sul territorio capitolino. Il fascino di Roma, delle sue gesta e
dei suoi resti, attirano annualmente milioni e milioni di turisti da tutto il mondo che non vedono l’ora di sbarcare nella
Capitale al fine di visitare una delle più grandi metropoli di tutto il mondo.
Tra il Colosseo, i fori Romani, il Pantheon, Castel Sant’Angelo, la Fontana di Trevi e via discorrendo c’è realmente da
perdersi: abbiamo citato solo alcuni dei più grandi monumenti romani, ma oggettivamente parlando ne abbiamo elencati
veramente pochi.
Noi, dal nostro canto, vogliamo focalizzare l’attenzione su Piazza Navona, ovvero una delle costruzioni più belle e
affascinanti.

La Storia di Piazza Navona

Sarà incredibile da credere ma alla sua nascita piazza Navona aveva una funzione prettamente di stadio. Fu fatta
costruire dall’imperatore Domiziano e aveva una capienza addirittura di 30.000 spettatori (record per l’epoca).
Inizialmente la struttura fu eretta per ospitare spettacoli e competizioni ma dopo la sua distruzione fu adibita ad effettivo
luogo di incontro. In particolar modo oggi piazza Navona funge da punto di incontro per romani e turisti che si
soffermano in quest’immensa aria aperta sia per ammirare le bellezze che vi sorgono ma anche e soprattutto per
ristorarsi vista la presenza di molti caffè.
La zona è una delle più importanti e visitate di Roma ed ospita numerosi alberghi, alcuni particolarmente interessanti
come i boutique hotel, che offrono dei servizi personalizzati ai clienti, clicca qui per saperne di più.

Cosa ammirare a piazza Navona

Ma se entriamo nel dettaglio, visto e considerato che la struttura iniziale di piazza Navona (ovvero quella dello stadio) è
andata distrutta, cosa è rimasto da ammirare? Ecco un elenco di ciò che è possibili visitare:

  • I resti: innanzitutto è impossibile non citare ciò che ne è rimasto dopo duemila anni dalla costruzione originale e si
    possono ammirare da Piazza Tor Sanguigna.
  • Palazzo Pamphilj: fu eretto da Girolamo Rainaldi tra il 1644 e il 1650 e si articola, di fatto, in tre costruzioni unite tra di
    loro. Ad oggi lo stesso viene utilizzato come Ambasciata del Brasile.
  • Obelisco Agonale: fatto di granito e alto quasi 17 metri fu innalzato nel 1649 e fa parte della Fontana dei Quattro Fiumi.
  • Fontana dei Quattro Fiumi: posizionata al centro della piazza davanti alla Chiesa di Sant’Agnese rappresenta i quattro
    grandi fiumi mondiali ovvero il Nilo, il Gange, Il Danubio e il Rio la Plata.
  • Chiesa di Sant’Agnese in Agone.
  • Fontana del Moro.
  • Fontana del Nettuno.

Tipografie on line: vantaggi e comodità

Prima dell’invenzione e della diffusione della stampa, nei monasteri vi erano gli amanuensi che trascrivevano manualmente i testi.
L’uomo che tradizionalmente è considerato l’inventore della stampa a caratteri mobili è Johann Gensfleish, passato alla storia col nome di Gutenberg, dal paese di provenienza. La sua intuizione fu quella di fabbricare le matrici di ogni singola lettera dell’alfabeto per poter stampare un qualsiasi testo combinandole in tutti i modi. Intorno al 1450, Gutenberg stampò la Bibbia in 200 copie; l’opera è considerata il primo libro stampato uscito da un torchio a caratteri mobili.

Questo sistema è stato utilizzato finché non è poi sopraggiunta la tecnologia, che ha portato la stampa a livelli tecnici di qualità e di quantità/ora impensabili fino a pochi decenni fa.
Capendo la necessita di dare alla stampa una industrializzazione ed una commercializzazione adeguate a questi eccelsi livelli tecnici, sono state create la tipografie on line.

Il vecchio modello di tipografia, in genere superato, è da considerare decisamente obsoleto soprattutto per quanto riguarda la gamma dei prodotti tipografici standard; inoltre, tale modello è di scarso livello qualitativo, oneroso e difficile da gestire, risultando inadeguato alle richieste del mercato (infatti gli stessi tipografi, per il 25%, preferiscono stampare presso di noi).

Le tipografie on line (e Colorby ne è un esempio), invece, avendo abbattuto le distanze, permettono a tutti gli operatori del settore di stampare i propri files presso una tipografia on line, in tutta comodità.
Non sarebbe neanche necessario illustrare il perché una futuristica tipografia sia meglio di una tipografia di vecchia concezione e di vecchia impostazione strumentale e commerciale, ma forse è utile elencare, sinteticamente, i vantaggi delle tipografie on line di ultima generazione e dalle avanzatissime dotazioni:

– elevatissima qualità di stampa
– costi fra i più bassi d’Europa
– tempi di realizzo definiti e certi
– garanzia soddisfatti o rimborsati
– grandissimo risparmio di tempo perfino per gli stessi tipografi, che non devono più “sprecare” il loro preziosissimo tempo in una mera operazione meccanica quale la stampa, operazione che le tipografie on line espletano meglio e a costi di molto inferiori.

Le tipografie on line di ultima generazione sono solitamente dotate delle più avanzate e sofisticate attrezzature software del momento ed hanno una struttura aziendale modulare, potente, ergonomica, in grado di annullare le distanze e di interagire con i propri committenti di tutta Europa per mezzo di internet, dei corrieri, ecc.

Uno degli slogan più diffusi a livello delle tipografie on line è “La tipografia sulla tua scrivania”, che sintetizza efficacemente una vera e propria rivoluzione di settore: non c’è più bisogno di andare fisicamente in tipografia.

Oggi, con le tipografie on line, si fa tutto stando seduti comodamente alla propria scrivania davanti al proprio computer: si invia il file da stampare e al resto ci pensano le tipografie on line.
Il committente, se vuole, potrà informarsi passo-passo, ma non deve fare altro che attendere che il corriere gli consegni gli stampati richiesti.
Di fronte a tali questioni, come si può non ritenere le tipografie on line il mezzo di stampa ottimale del futuro, nonché più conveniente?

Cattivo odore? Ci pensa il deodorante per auto

Abitualmente è fissato allo specchietto retrovisore; nei casi dove si preferisce una maggiore discrezione, è legato piuttosto alla leva del cambio, o riposto in qualche angolo meno evidente dell’auto. Ma la fragranza che emana, che sia un classico profumo di pino, oppure qualcosa di più innovativo ed esotico come un frutto tropicale, è inconfondibile, e ha accompagnato chissà quanti lunghi viaggi della nostra vettura, coprendo prima lo sgradevole odore di plastica così specifico delle nuove automobili, e poi quella miscela di aromi, dalla tela riscaldata, alla benzina, che si forma in un’automobile e difficoltosamente ne può essere tolta radicalmente. Ma quando ne apriamo la confezione, e ne appendiamo uno al nostro specchietto, sappiamo per lo meno qualcosa della storia dei deodoranti per auto e della loro formulazione?

Ovviamente, il problema degli odori sgradevoli non è ristretto alle automobili, e da sempre, nella storia, gli uomini hanno riconosciuto il valore delle fragranze più varie per coprirli e nasconderli, trovando per fortuna nella natura intorno a sè un vasto numero di sostanze in grado di emanare aromi piacevoli e intensi, dai più semplici e ovvi fiori, a sostanze incluse nella cera delle candele, a miscele di cortecce e foglie fatte seccare – i famosi, e ancor oggi molto utilizzati, potpourri. Il concetto di uno strumento artificiale per sprigionare aromi gradevoli in un ambiente, tuttavia, è molto più recente, e risale nientedimeno che alla modifica di una tecnologia militare per propagare insetticidi tramite spray, che venne adattata per emettere, invece, composti aromatici che rimanessero in sospensione nell’aria.

Noi parliamo però non di spray deodoranti per l’ambiente domestico, ma di un oggetto molto specifico, ossia i deodoranti solidi per autovettura: e il modello più diffuso e venduto, e quindi più rinomato, è quello che tutti abbiamo usato, a forma di alberello, e ha anche il record di essere stato il primo ad essere inventato. Fu inventato nei primissimi anni cinquanta, e il suo luogo di nascita si trova negli Stati Uniti, nella cittadina di Watertown, NY. Fu qui che, chiacchierando casualmente con un amico, un autista di un camion adibito al trasporto di latte si lamentò dell’odore greve e ostinato che il latte rovesciato lasciava nell’abitacolo. L’amico in questione era un chimico specializzato nei profumi, e si chiamava Julius Samann.

Samann, pur essendo di origini svizzere, aveva trascorso moltissimo tempo nelle vaste foreste del Canada, svolgendo lavori e studi approfonditi sulle fragranze naturali, e nello specifico lavorando ad un sistema per estrarre dai pini così diffusi nella zona gli oli essenziali contenuti negli aghi, e a cui era dovuto il tipico olezzo di questi alberi. Dei molti supporti che provò, il preferibile per incorporare grandi quantità di olio essenziale (e quindi garantire una lunga durata dell’aroma) e per rilasciarlo in modo graduale, deodorando così lungamente una vettura e annullando gli odori sgraditi, si dimostrò una base di cartone poroso, che sagomò e tagliò di sua iniziativa nella ben nota forma d’alberello. All’originale aroma di Pino silvestre sviluppato da Samann, nel corso degli anni si sono affiancati aromi più moderni e variati, per venire incontro alle diverse esigenze del pubblico, come Vaniglia, Rosa, Lavanda e Menta.